PERMANENZE E CAMBIAMENTI NELLA STORIA DELLA LINGUA GRECA: ESCHILO, PERSIANI 681-693




PERMANENZE E CAMBIAMENTI NELLA STORIA DELLA LINGUA GRECA: Eschilo, Persiani, 681-693



Come è noto dalla storia della letteratura greca i Persiani di Eschilo  sono la più antica tragedia giunta integra fino a noi. Diversamente da molti altri drammi attici dalla datazione controversa, possiamo attribuire a questa tragedia una data precisa: il 472 a. C. (il riferimento cronologico è dato dalla menzione, nell'ipotesi del dramma, dell'arcontato di Menone).






Nonostante la semplicità dell'intreccio e della struttura della tragedia, il significato profondo dell'opera risulta piuttosto complesso, dal momento che sono presenti diversi piani di lettura:
-l'esaltazione della vittoria greca sui Persiani (battaglia di Salamina 480 a. C.)
-esaltazione della superiorità del regime democratico ateniese sulla monarchia persiana
-la fratellanza che unisce vinti e vincitori (questo ultimo aspetto, se si pensa bene, è anche il messaggio della famosa scena -e direi dell'Iliade intera - del riscatto di Ettore cfr. Il. XXIV 448-674).




A proposito di queste tre chiavi di lettura il curatore dell'edizione Utet delle tragedie eschilee fa notare: "Tutti questi elementi sono compresenti nel dramma. Complessa è la lettura della tragedia greca, perché complessa e irriducibile a formule e a schemi univoci è la vita, e la tragedia antica nasce da una riflessione diretta, profonda e autentica sulla vita" (Eschilo, Tragedie e frammenti, Torino 1987, p. 13).
Ad ogni modo, a prescindere dai problemi interpretativi, lo scopo di questo articolo è semplicemente quello di mostrare, a partire da un passo della tragedia (681-693), la sostanziale continuità lessicale fra il greco antico e moderno.
I versi sono quelli che descrivono l'apparizione dello spettro di Dario evocato dal Coro di vecchi Persiani:


ΕΙΔΩΛΟΝ ΔΑΡΕΙΟΥ


Ω πιστά πιστών ηλικές θ'ήβης εμής
Πέρσαι γεραιοί, τίνα πόλεις πονεί πόνον;
Στένει, κέκοπται, και χαράσσεται πέδον.
Λεύσσων δ'άκοιτιν την εμήν τάφου πέλας
ταρβώ, χοάς δε πρευμενής εδεξάμην.
Υμείς δε θρηνείτ' εγγύς εστώτες τάφου
και ψυχαγωγοίς ορθιάζοντες γόοις
οικτρώς καλείσθ' μ'˙ εστί δ' ουκ ευέξοδον
άλλως τε πάντως, χοι κατά χθονός θεοί
λαβείν αμείνους εισίν ή μεθιέναι.
Όμως δ' εκείνοις ενδυναστεύσας εγώ
ήκω˙ τάχυνε δ', ως άμεμπτος ω χρόνου.
Τί εστι Πέρσαις νεοχμόν εμβριθές κακόν;


O fedeli fra i fedeli, anziani di Persia compagni della mia giovinezza, di quale sofferenza soffre la città? Geme, si batte il petto, e il suolo si spacca. Vedendo mia moglie vicino alla tomba son preso da timore, e con affetto ho accolto le libagioni. Ma voi intonate canti funebri ritti presso la tomba e levando la voce con lamenti evocatori d'anime angosciosamente mi chiamate a voi: non è facile la via d'uscita, soprattutto perché gli dei inferi son più bravi a prendere che a lasciare andare. Tuttavia, avendo ottenuto prestigio fra loro, son qui: ma affréttati, perché non mi si rimproveri il ritardo. Quale nuova opprimente sciagura hanno i Persiani?  (Trad. it. di M. Morani)

 GRECO ANTICO
 GRECO MODERNO

N.B. Cliccando su ogni lemma antico si può aprire il collegamento con l'edizione on line del lessico inglese Liddel&Scott. Le parole in blu aprono il collegamento al Λεξικό της κοινής νεοελληνικής

βη     = Nella lingua antica indicava la "giovinezza", "la pubertà", "l'adolescenza" e , per estensione, le gioie ed i piaceri propri di tale età umana. Da un punto di vista giuridico rappresentava la maggiore età (ad Atene fra i 14 e 16 anni, mentre a Sparta i 18). Nel linguaggio scientifico-medico il vocabolo indica il "pube" o "gli organi genitali".
ήβη pron. ìvi :




adolescenza, pubertà, pube, acne
στένω  
"gemere", "lamentarsi", "piangere" "compiangere"
Scomparso in greco moderno ma ancora viva la forma στενάζω (cfr., ad esempio,  AESCHL. Pers. 1046; Eum. 788; SOPH. Ph. 917; ARISTOPH. Ve. 315)
 πόλις =  "città"




πόνος =  "fatica", "lavoro", "allenamento", "dolore", "malattia", "lotta", "tormento"
πόλη (gen. πόλης)
(pron. poli)  nella dhimotikì; πόλις nella katharèvussa.
Significato identico

πόνος = dolore, sofferenza (fisica e morale)

"affilare", "aguzzare", "solcare", "fendere", "incidere", "lacerare", "squartare", "cancellare", "dissipare" 
forma moderna χαράζω =
"incidere", "tracciare", "intagliare", lucidare". Si noti la forma impersonale χαράζει = albeggiare, far giorno.
 λεύσσω  (cfr. lat. luceo) =
"guardare", "fissare lo sguardo", "avere lo sguardo", "avere l'apparenza". 
Verbo scomparso. 
Permane, però,l'aggettivo di origine antica λευκός (pron. lefkòs Cfr. lat. lux
πέλας = In greco antico era un avverbio ed una preposizione (con gen. o dat.)
Scomparso in greco moderno. Sopravvive, però, un vocabolo connesso all'antico verbo πελάζωπελάω (avvicinarsi, avvicinare) πελάτηςQuesta parola, attestata già nella lingua classica (che viene vicino, che si accosta, abitante, dipendente, servo salariato, cliente) oggi indica il "cliente". πελάτεια, invece, è la clientela (es. άρχισε να μεγαλώνει η πελατεία μου)
κοιτις = vocabolo usato quasi esclusivamente in Omero. Indicava la sposa, la moglie. Chantraine così spiega il significato: " celle qui partage le lit, femme (...) légitime ou non, pent être employé avec une valeur affective (Hom., trag.); le masculin correspondant ακοίτης est beaucoup plus rare (...) Il apparaît que les formes originelles sont les formes de féminin qui sont aussi les plus fréquentes, l'idee de compagne   de lit étant plus naturelle que celle de compagnon de lit (Cfr. P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue greque, I, Paris 1968, p. 48).

Vocabolo scomparso. Sopravvive, però, la parola  antica κοίτη (pron. kìti): 
-letto di fiume, alveo
-letto
es. χωρισμός από κοίτης και τραπέζης = separazione consensuale dei coniugi
τάφος  = tomba, sepolcro, rito funebre
Significato identico. 
ο Πανάγιος τάφος  "Il Santo Sepolcro"
ταρβέω = avere paura, temere, 
scomparso 
ricevere, accettare, accogliere, subire, succedere, susseguirsi
δέχομαι  (pron. dèchome)
Ricevere, accettare, acconsentire, permettere, gradire, sopportare
lamentarsi, gemere, levare un canto di dolore, piangere. 
θρηνώ  (pron. thrinò) 
identico significato.
Sopravvivono ancora θρήνος e θρηνωδία
condurre le anime dei morti, evocare le anime, attirare, attrarre, abbindolare, sedurre
(pron. psichaghogò)
L'antico verbo è sopravvissuto nell'accezione di "svagare", "divertire", "ricreare". 
οκτος compassione, misericordia, lamentazione, compianto
οίκτος  (pron. ìktos)
identico
chiamare, invitare, convocare, invocare, supplicare, nominare, convocare in tribunale

Identico
είναι  (pron. ìne). Si noti la coniugazione moderna del verbo essere:
είμαι
είσαι
είναι
είμαστε
είστε
είναι
χθών = terra, regione, paese, mondo
Scomparso. Sopravvive l'aggettivo χθόνιος
es. Οι χθόνιες δυνάμεις της φύσης = le forze sotterranee della natura
θεός = dio
θεός  identico
λαβεν infinito aoristo di λαμβάνω 
Prendere, ricevere, conquistare, afferrare, portare via, capire, invadere, impadronirsi
Nella katharévussa sopravvive λαμβάνω, la forma comune è λαβαίνω  (pron. lavèno). L'aoristo è έλαβα. Significa: "prendere", "ricevere". Si notino le seguenti espressioni: 
λαβαίνω μέρος = prendere parte;
λαβαίνω το λόγο= prendere parola;
λαβαίνω το θάρρος = prendere l'ardire.

μως   = Tuttavia                                                                       

όμως  identico

εκείνος   (pron. ekìnos) identico
μεμπτος = irreprensibile, incensurabile, ineccepibile

χρόνος = tempo, età, ritardo, anno, stagione
















Grave, serio, profondo, pesante, solido, forte, difficile, dignitoso, violento
si notino i due plurali χρόνοι e χρόνια. Il maschile indica "tempi", il neutro "anni". 
Es. προϊστορικοί χρόνοι = i tempi preistorici;
οι χρόνοι του ρήματος = i tempi del verbo;
χρόνια πολλά = tanti auguri; mille di questi anni;
πόσων χρονών είσαι; = Quanti anni hai?

Proverbio: τα χρόνια φέρνουν τη φρόνια = Gli anni portano giudizio.

εμβριθής, ές (pron. embrithìs)

Grave, serio, profondo, penetrante

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