LO STUDIO DELLA POESIA OMERICA NELLA GRECIA ARCAICA

LO STUDIO DELLA POESIA OMERICA NELLA GRECIA ARCAICA



I più antichi poemi diedero al popolo greco i più antichi temi per lo studio, l'esegesi e la critica letteraria. A partire dal 600 a. C. abbiamo prove sicure di recitazioni in diverse parti del mondo ellenico dei poemi epici ad opera dei rapsodi (Chio, Delo, Cipro, Siracusa, Sicione ed in Attica). Le recitazioni in Attica erano probabilmente legate alle celebrazioni di Dioniso ad Atene ed a simili feste al santuario di Braurone. Secondo una ordinanza di Solone, il cui arcontato sembra essere collocabile cronologicamente nel 594 a. C., fu richiesto ai rapsodi di recitare consecutive porzioni dei poemi omerici, invece di selezionare passi isolati (cf. Diogene Laerzio, Vita di Solone, I 2, 57). L'effetto di questa ordinanza non solo aveva come scopo quello di rendere la competizione più severa, ma anche di promuovere nei lettori e in chi recitava una conoscenza più organica e completa dei contenuti dei poemi stessi. Inoltre, la competizione fra rapsodo e rapsodo, non diversamente dalle più antiche gare fra poeta e poeta, sviluppando nel pubblico la capacità di valutare non solo chi recitava, ma anche di saper giudicare e discernere le recitazioni stesse, aveva come conseguenza la nascita di un primo popolare impulso verso la critica letteraria.


La tradizione menzionata sopra sul decreto di Solone ha come controparte una leggenda che ha per protagonista il legislatore spartano Licurgo. La cronologia di questo personaggio è incerta, dato una tradizione lo colloca nel 776 a. C., all'inizio dell'era delle Olimpiadi, mentre un'altra circa un secolo prima. Secondo la Vita di Licurgo di Plutarco (4), il legislatore spartano trovò i poemi omerici a Creta e ne portò una copia in Grecia. La possibile fonte del passo plutarcheo potrebbe essere stata Eforo, uno storico del quarto secolo a. C. Perfino in Attica Solone ha un rivale in Pisistrato, la cui attività politica ad Atene inizia nel 560 a. C e termina nel 527. Secondo una storia ampiamente conosciuta, Pisistrato per primo avrebbe raccolto gli sparsi poemi omerici e li avrebbe messi in ordine (cf. Cicerone, De Oratore III 137 e Pausania, VII 26). Tale storia non è raccontata da nessun autore più antico di Cicerone nè da nessuna fonte greca anteriore a Pausania. La redazione di Pisistrato è stata molto discussa dagli studiosi al punto che alcuni l'hanno accettata senza alcun dubbio (Wolf e Lachmann), altri l'hanno completamente rifiutata (Ludwich, Wilamowitz a Flach). Altri (Ritschl), invece, ritengono che la redazione pisistratea vada accettata nella misura in cui essa avrebbe solamente restaurato un'unità che nel corso del tempo era stata gradualmente ignorata.


Le Panatenee, durante le quali più tardi i poemi omerici venivano recitati diffusamente, furono celebrate splendidamente da Pisistrato, che è addirittura considerato il fondatore di queste feste. Secondo un dialogo attribuito a Platone, l'Ipparco (228 D), fu uno dei figli di Pisistrato, Ipparco (527-514 a. C.), “il primo a portare in questa terra i poemi di Omero e a costrigere i rapsodi a recitarli successivamente, in modo regolare, alle Panatenee, come viene ancora fatto ai giorni nostri”. Questo racconto è inconsistente in rapporto alla tradizione secondo cui i poemi di Omero furono recitati ad Atene al tempo di Solone, ma è vero che forse le recitazioni alle Panatenee furono introdotte proprio da Ipparco. Del resto, fu grazie all'invito di Ipparco che Simonide di Ceo si stabilì ad Atene dal 522 al 514 a. C., ed è interessante notare che è in Simonide che noi troviamo la più antica citazione di Omero in un verso che egli attribuisce “all'uomo di Chio” (cf. Iliade VI 148 οἵηπερ φύλλων γενεή, τοιήδε καὶ ἀνδρῶν).


Vi sono anche alcuni racconti in merito ad antiche interpolazioni del testo dei poemi omerici. A proposito di Pisistrato, si dice che egli abbia introdotto nell'Odissea un verso in onore dell'eroe dell'Attica Teseo (cf. Od. XI 631: Θησέα Πειρίθοόν τε, θεῶν ἐρικυδέα τέκνα e Plutarco, Vita di Teseo 20); mentre Solone e Pisistrato sono ritenuti responsabili dell'introduzione nell'Iliade di un verso su Aiace (cf. Il. II 558: στῆσε δ᾽ἄγων, ἵν᾽Ἀθηναίων ἵσταντο φάλαγγες), che avrebbe dato sostegno alla tesi ateniese secondo cui da tempo antico Salamina apparteneva ad Atene. Tuttavia, dato che la riconquista di Salamina avvenne durante l'epoca di Solone, mentre Pisistrato era ancora piccolo, si deve concludere che solo Solone potrebbe essere stato menzionato in connessione a questa problematica (cfr. Diogene Laerzio I 2, 57). Del resto, il fatto che all'epoca potevano esserci interpolazioni di testi è documentato da quanto afferma Erodoto (VII 6) a proposito di Onomacrito (uno dei quattro che assieme a Pisistrato mise insieme i poemi di Omero): egli fu scoperto mentre interpolava gli oracoli di Museo e, pertanto, fu cacciato dal figlio di Pisistrato, Ipparco.
Nel frattempo, Omero era stato frequentemente imitato da Esiodo e considerato da Callino l'autore di un poema epico intitolato “Tebaide” (cf. Pausania IX 9,5) ed imitato dai più antichi giambografi (in particolar modo Archiloco) e dai poeti melici (Alcmane e Stesicoro). Nell'età successiva all'espulsione dei Pisistratidi, Pindaro, con una certa consapevolezza dell'etimologia del termine rhapsodos (=ῥάπτειν ἀοιδήν) descrive i rapsodi come: “Ὁμηρίδαι, ῥαπτῶν ἐπέων ἀοιδοί” (Nem. II 1). Altrove, invece, afferma: “Ὅμηρος...πᾶσαν ὀρθώσαις ἀρετὰν κατά ῥάβδον ἔφρασεν θεσπεσίων ἐπέων λοιποῖς ἀθύρειν” (Isth. III 55). Inoltre, nell'elogio di Amfiarao Pindaro (Ol. VI 17: ἀμφότερον μάντιν τ᾽ἀγαθὸν καὶ δουρὶ μάρνασθαι) sembra voler riecheggiare un verso omerico in cui viene elogiato Agamennone (Il. III 179 ἀμφότερον, βασιλεύς τ᾽ἀγαθὸς κρατερός τ᾽αἰχμητής).



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