A LEZIONE DI POESIA DA TEOCRITO ΕΙΣ ΤΟΝ ΘΕΟΚΡΙΤΟ ΠΑΡΑΠΟΝΙΟΥΝΤΑΝ

A LEZIONE DI POESIA DA TEOCRITO


Dedico questa pagina ad una poesia di Kavafis che ci riporta nel raffinato e complesso contesto storico e culturale dell'età ellenistica, nell'Alessandria dei Tolomei. Da un punto di vista letterario è risaputo che l'età ellenistica riveste un'importanza enorme all'interno della letteratura greca: si pensi al nuovo ruolo della lettura e della scrittura (l'oralità, in sostanza cede il passo alla scrittura e la letteratura diventa effettivamente un'attività che prevede uno scrittore ed un lettore), al ruolo culturale della Biblioteca di Alessandria e di quella di Pergamo, al concetto di labor limae, al fatto che in età ellenistica è nata la grande filologia greca, ed alla fortuna dei poeti ellenistici a Roma (Apollonio Rodio, Callimaco, Teocrito). In questo contesto Kavafis ci propone una poesia che mette in scena un dialogo fra Teocrito (il poeta che ha sviluppato e portato a perfezione il genere bucolico) ed un giovane allievo fittizio di nome Eumene.

Il tema del componimento è la dignità della poesia (con un certo compiacimento, per così dire, aristocratico) ed il duro impegno che essa richiede. Ecco il testo di Kavafis ed una mia traduzione:

Εις τον Θεόκριτο παραπονιούνταν
μια μέρα ο νεός ποιητής Ευμένης·
«Τώρα δυο χρόνια πέρασαν που γράφω
κ'ένα ειδύλλιο έκαμα μονάχα.
Το μόνον άρτιόν μου έργον είναι.
Αλλοίμονον είν'υψηλή, το βλέπω,
πολύ υψηλή της Ποιήσεως η σκάλα·
κι'από το σκαλί το πρώτο εδώ που είμαι
ποτέ δεν θ'αναιβώ ο δυστυχισμένος»
Είπ'ο Θεόκριτος·«Αυτά τα λόγια
ανάρμοστα και βλασφημίες είναι».
Κι'αν είσαι στο σκαλί το πρώτο, πρέπει
νάσαι υπερήφανος κ'ευτυχισμένος.
Εδώ πού έφθασες, λίγο δεν είναι·
τόσο που έκαμες, μεγάλη δόξα.
Κι αυτό ακόμη το σκαλί το πρώτο
πολύ από τον κοινό τον κόσμο απέχει.
Εις το σκαλί για να πατήσεις τούτο
πρέπει με το δικαίωμά σου νάσαι
πολίτης εις των ιδεών την πόλι.
Και δύσκολο στην πόλι εκείνην είναι
και σπάνιο να σε πολιτογραφήσουν.
Στην αγορά της βρίσκεις Νομοθέτας
που δεν γελά κανένας τυχοδιώκτης.
Εδώ πού έφθασες, λίγο δεν είναι·
τόσο που έκαμες, μεγάλη δόξα».



Un giorno il giovane poeta Eumene
si lamentava con Teocrito:
“sono passati due anni da quando ho iniziato
a scrivere ed ho composto solo un idillio!
È l'unica mia opera completa.
Ahimè, è alta, lo vedo,
molto alta la scala della poesia!
E dal primo scalino, dove mi trovo,
mai potrò salire, sventurato!”
Teocrito rispose: “Queste parole
sono inadeguate e blasfeme!
Anche se ti trovi sul primo scalino, bisogna
che tu sia orgoglioso e felice!
Dove sei giunto non è poco!
Grande gloria è quanto hai fatto.
Ed anche il primo scalino
è lontano dalla gente comune.
Se vuoi poggiare piede su questo scalino
è necessario che tu sia cittadino della
città delle idee con il tuo diritto di cittadinanza.
Ed è cosa difficile e rara che tu
possa diventare cittadino di quella città.
Nella sua piazza troverai legislatori
che nessun avventuriero può deridere.
Dove sei giunto non è poco!
Grande gloria è quanto hai fatto”.

A livello di lingua si noti:

-μέρα< gr. antico ἡμέρα “giornata”. Si trova anche nella forma ημέρα.
Risulta attestato già nei poemi epici.

-άρτιον in greco moderno significa: “perfetto”, “completo”, “integro”.
Es. άρτια γνώση μιας γλώσσας: conoscenza perfetta di una lingua.
Nel greco antico l'aggettivo significava: “perfetto”, “integro”, “ben fatto”, “esatto”, “proporzionato”, “giusto”, “uguale”. Risulta attestato dai poemi omerici e risulta attestato anche nell'ambito della lingua della medicina (Ippocrate e Galeno).

-Είπε aoristo di λε(γ)ω.

-τα λόγια ανάρμοστα l'aggettivo ανάρμοστος è attestato a partire da Erodoto III,80.

-νάσαι è una crasi<να +είσαι.

-υπερήφανος l'aggettivo risulta attestato a partire dalla lirica corale di Pindaro e Bacchilide. Nel greco moderno è più frequente nella forma περήφανος.

-έφθασες si tratta dell'aoristo del verbo φθάνω-φτάνω. Nella lingua moderna il verbo significa:
1) arrivare, giungere, avvicinarsi
2)bastare Es. δεν φτάνουν τα χρήματά μου= non mi bastano i soldi.

Nella lingua antica φθάνω, attestato già nei poemi omerici, significava originariamente “giungo prima”, “prevengo”. Molto frequente era la costruzione del verbo con un participio (in tal caso φθάνω si può rendere con un avverbio “prima”).
Es. Hom., Od., XXII 91 μιν φθῆ βαλών =lo colpì prima

-δικαίωμα anche questo vocabolo risulta attestato nella lingua antica. Si tratta di un vocabolo del lessico politico (Aristotele, Tucidide I, 41, Platone, Leggi 864 ma anche nel Vecchio e nel Nuovo Testamento).
Indicava “ciò che è giusto”, “diritto”, “la reclamazione di un diritto”, “decreto”, “sentenza”, “pena”, “ordine”, “prescrizione”, “giustificazione”.
Nella lingua attuale indica “diritto” (“diritti politici” πολιτικά δικαιώματα, “diritti d'autore” συγγραφικά δικαιώματα).
-να σε πολιτογραφήσουν si tratta di un congiuntivo istantaneo dipendente da δύσκολο είναι (è difficile che..) <πολιτογραφέω questo verbo risulta attestato dalle iscrizioni, da Diodoro e da Polibio. Significa “essere iscritto tra i cittadini”.

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