IL PIANTO DEI CAVALLI DI ACHILLE-Τα άλογα του Αχιλλέως


I CAVALLI DI ACHILLE


Il tema di questa poesia (in greco Τα άλογα του Αχιλλέως) di Kavafis è tratto dal XVII libro dell'Iliade, dedicato alle vicende immediatamente successive alla morte di Patroclo ucciso da Ettore (si ricordì, però, che, nel momento in cui il povero Patroclo si trovò di fronte all'eroe troiano, era già stato messo al tappeto da Apollo e dall'eroe dardano Euforbo cfr. vv. 786-817. In sostanza, se materialmente è stato Ettore a infliggere il corpo mortale sull'amico di Achille, il “merito” di tale uccisione dovrebbe, per così dire, essere spartito con Apollo ed Euforbo!!).
Dopo l'uccisione di Patroclo, secondo un uso militare ampiamente attestato dall'Iliade, si verificano una serie di scontri per il possesso del corpo e delle armi del guerriero. In tale contesto di lotta e rissa fra i due eserciti, in disparte, i cavalli di Achille, Xanto e Balìo, piangono il massacro di Patroclo vv. 424-455:

ὣς οἳ μὲν μάρναντο, σιδήρειος δ᾽ ὀρυμαγδὸς
χάλκεον οὐρανὸν ἷκε δι᾽ αἰθέρος ἀτρυγέτοιο· 425
ἵπποι δ᾽ Αἰακίδαο μάχης ἀπάνευθεν ἐόντες
κλαῖον, ἐπεὶ δὴ πρῶτα πυθέσθην ἡνιόχοιο
ἐν κονίῃσι πεσόντος ὑφ᾽ Ἕκτορος ἀνδροφόνοιο.
ἦ μὰν Αὐτομέδων Διώρεος ἄλκιμος υἱὸς
πολλὰ μὲν ἂρ μάστιγι θοῇ ἐπεμαίετο θείνων, 430
πολλὰ δὲ μειλιχίοισι προσηύδα, πολλὰ δ᾽ ἀρειῇ·
τὼ δ᾽ οὔτ᾽ ἂψ ἐπὶ νῆας ἐπὶ πλατὺν Ἑλλήσποντον
ἠθελέτην ἰέναι οὔτ᾽ ἐς πόλεμον μετ᾽ Ἀχαιούς,
ἀλλ᾽ ὥς τε στήλη μένει ἔμπεδον, ἥ τ᾽ ἐπὶ τύμβῳ
ἀνέρος ἑστήκῃ τεθνηότος ἠὲ γυναικός, 435
ὣς μένον ἀσφαλέως περικαλλέα δίφρον ἔχοντες
οὔδει ἐνισκίμψαντε καρήατα· δάκρυα δέ σφι
θερμὰ κατὰ βλεφάρων χαμάδις ῥέε μυρομένοισιν
ἡνιόχοιο πόθῳ· θαλερὴ δ᾽ ἐμιαίνετο χαίτη
ζεύγλης ἐξεριποῦσα παρὰ ζυγὸν ἀμφοτέρωθεν. 440
μυρομένω δ᾽ ἄρα τώ γε ἰδὼν ἐλέησε Κρονίων,
κινήσας δὲ κάρη προτὶ ὃν μυθήσατο θυμόν·
ἆ δειλώ, τί σφῶϊ δόμεν Πηλῆϊ ἄνακτι
θνητῷ, ὑμεῖς δ᾽ ἐστὸν ἀγήρω τ᾽ ἀθανάτω τε;
ἦ ἵνα δυστήνοισι μετ᾽ ἀνδράσιν ἄλγε᾽ ἔχητον; 445
οὐ μὲν γάρ τί πού ἐστιν ὀϊζυρώτερον ἀνδρὸς
πάντων, ὅσσά τε γαῖαν ἔπι πνείει τε καὶ ἕρπει.
ἀλλ᾽ οὐ μὰν ὑμῖν γε καὶ ἅρμασι δαιδαλέοισιν
Ἕκτωρ Πριαμίδης ἐποχήσεται· οὐ γὰρ ἐάσω.
ἦ οὐχ ἅλις ὡς καὶ τεύχε᾽ ἔχει καὶ ἐπεύχεται αὔτως; 450
σφῶϊν δ᾽ ἐν γούνεσσι βαλῶ μένος ἠδ᾽ ἐνὶ θυμῷ,
ὄφρα καὶ Αὐτομέδοντα σαώσετον ἐκ πολέμοιο
νῆας ἔπι γλαφυράς· ἔτι γάρ σφισι κῦδος ὀρέξω
κτείνειν, εἰς ὅ κε νῆας ἐϋσσέλμους ἀφίκωνται
δύῃ τ᾽ ἠέλιος καὶ ἐπὶ κνέφας ἱερὸν ἔλθῃ·

Riporto qui sotto la traduzione italiana della Calzecchi Onesti:

In questo modo lottavano, e ferreo tumulto
giungeva al cielo di bronzo per l'etere instancabile;
ma i cavalli d'Achille fuori della battaglia
piangevano, da che avevano visto l'auriga
caduto nella polvere sotto Ettore massacratore:
eppure Automèdonte (l'auriga di Achille), forte figliuolo di Dioreo,
molto con rapida frusta toccandoli, li accarezzava,
e molto diceva con dolci parole, molto con le minacce.
Ma essi né indietro verso il largo Ellesponto e le navi
volevano andare, né in guerra in mezzo agli Achei;
come sta immota una stele, che presso la tomba
d'un uomo defunto sia stata piantata o d'una donna,
così restavano immobili, col carro bellissimo,
in terra appoggiando le teste; e lacrime calde
cadevano giù dalle palpebre, scorrevano in terra; piangevano,
nel desiderio del loro auriga; e si sporcava la ricca criniera
cadendo dal soggolo, di qua e di là lungo il giogo.
N'ebbe pietà il Cronide vedendoli piangere,
e scuotendo la testa parlò, volto al suo cuore:
«Ah! Infelici, perché vi donammo al sire Peleo,
a un mortale, e voi non siete soggetti né a vecchiezza né a morte?
Forse perché fra i miseri uomini abbiate dolore?
No, non c'è nulla più degno di pianto dell'uomo,
fra tutto ciò che respira e cammina sopra la terra.
Ma non su di voi né sopra il carro bellissimo
Ettore figlio di Priamo andrà in giro; non lo permetto
Non basta che s'abbia l'armi e di quelle si vanti?
A voi nei ginocchi e in cuore getterò furia,
sicché anche Automèdonte salviate dalla battaglia
alle concavi navi: gloria infatti darò ancora agli altri,
che uccidano, fin che le navi buoni scalmi raggiungano,
e il sole s'immerga e scenda la tenebra sacra.»

Nel precedente canto Omero aveva detto che Xanto e Balìo erano cavalli immortali generati da Zefiro e l'Arpia Podarghe (XVI vv. 149-150). Assieme a questi cavalli Achille ne aveva un terzo, Pèdaso, cavallo mortale che viene ucciso da Sarpedone per errore (dato che la lancia avrebbe dovuto colpire Patroclo cfr. XVI vv. 466 segg.).
Ciò che colpisce il lettore moderno di questi versi è l'umana pietas provata dai cavalli per il guerriero caduto in guerra. Va detto che l'episodio è fortemente significativo, dal momento che nel contrasto fra il pianto dei cavalli immortali di Achille e l'eroe ucciso si ripropone il topos del contrasto fra le debolezze dell'umanità e la beatitudine divina. In questo caso, però, come già si è visto nell'episodio di Sarpedone, le sofferenze degli uomini in qualche modo portano scompiglio e dolore nel mondo degli dei (tratto tipico della poesia epica greca. Si pensi all'opposta concezione epicurea della divinità presente nelle pagine di Lucrezio!).
I versi omerici 446-447 rappresentano la drammatica condizione degli uomini, una riflessione pessimistica (molto comune nell'epoca arcaica) che risulta amplificata dal pianto dei cavalli divini. Indubbiamente il pianto dei cavalli o il dolore di Zeus per la morte del figlio Sarpedone rendono le divinità dell'Olimpo vicine al dolore umano, ma è proprio tale impotenza degli dei a rendere tanto più drammatica la dimensione del soffrire umano (gli dei soffrono per noi ma non ci possono salvare).
Anche Kavafis restò colpito dall'episodio omerico tanto da comporre una poesia:

Τον Πάτροκλο σαν είδαν σκοτωμένο,
που ήταν τόσο ανδρείος, και δυνατός, και νέος,
άρχισαν τ'άλογα να κλαίνε του Αχιλλέως·
η φύσις των η αθάνατη αγανακτούσε
για του θανάτου αυτό το έργον που θωρούσε.
Τίναζαν τα κεφάλια των και τες μακρυές χαίτες κουνούσαν,
την γη χτυπούσαν με τα πόδια, και θρηνούσαν
τον Πάτροκλο που ενοιώθανε άψυχο-αφανισμένο-
μια σάρκα τώρα ποταπή-το πνεύμα του χαμένο-
ανυπεράσπιστο-χωρίς πνοή-
εις το μεγάλο Τίποτε επιστραμένο απ'την ζωή.
Τα δάκρυα είδε ο Ζεύς των αθανάτων
αλόγων και λυπήθη. «Στου Πηλέως τον γάμο»
είπε «δεν έπρεπ' έτσι άσκεπτα να κάμω·
καλύτερα να μην σας δίναμε άλογά μου
δυστυχισμένα! Τι γυρεύατ' εκεί χάμου
στην άθλια ανθρωπότητα πούναι το παίγνιον της μοίρας.
Σείς που ουδέ ο θάνατος φυλάγει, ουδέ το γήρας
πρόσκαιρες συμφορές σας τυραννούν. Στα βάσανα των
σας έμπλεξαν οι άνθρωποι».-Όμως τα δάκρυα των
για του θανάτου την παντοτεινή
την συμφοράν εχύνανε τα δυο τα ζώα τα ευγενή.

Patroclo come videro ucciso,
lui che era così valente, forte e giovane,
cominciarono a piangere i cavalli d' Achille.
La loro indole immortale indignazione provò
per questo fatto di morte che di fronte ai loro occhi si mostrò.
Scuotevano le teste, le lunghe criniere si muovevano,
la terra battevano con gli zoccoli, e forte gemevano
per Patroclo. Palese divenne che la sua vita era annientata,
un vile pezzo di carne, l'anima sua volata via,
indifeso, senza più respirare,
diretto dalla vita verso il Nulla, un mare.
Le lacrime degli immortali cavalli vide Zeus
e provò dolore: “ alle nozze di Pèleo
davvero sconsiderato son stato!
Era meglio non regalare gli sventurati
miei cavalli. Cosa vi aspettavate dai disgraziati
esseri umani, burattini nelle mani della sorte!
Voi, che vecchiaia non coglie e morte,
d'effimera vita provate dolore. La rete
del male vi ha presi”. Intanto la sete
di pianto perpetua non si esauriva
e i nobili cavalli la sorte di morte feriva.

La traduzione che ho fornito si può tranquillamente definire “libera”, anzi, direi che è un rifacimento italiano dell'originale greco. Ho cercato di riprodurre le rime del testo di Kavafis e, pur avendo cambiato diverse immagini poetiche, ho cercato di reinterpretarne la sensibilità (gli ultimi 5 versi sono quelli più diversi dal greco).
Nel complesso il testo greco di Kavafis è abbastanza vicino ad Omero, anche se il poeta moderno si sofferma maggiormente sulla morte del giovane e sull'annientamento che si accompagna ad essa. Il verso 18 di Kavafis σεις που ουδέ ο θάνατος φυλάγει, ουδέ το γήρας (“voi che né la morte né vecchiaia custodisce”) corrisponde all'espressione omerica contenuta nel verso 444 dell'Iliade: ὑμεῖς δ᾽ ἐστὸν ἀγήρω τ᾽ ἀθανάτω τε;(“voi non siete soggetti né a vecchiezza né a morte”). Inoltre, l'amara riflessione omerica sull'esistenza umana (vv.446-447) trova una precisa corrispondenza nel verso 17, dove la sventurata umanità (άθλια ανθρωπότητα) non è altro che un παίγνιον της μοίρας un “giocattolo della sorte” (dove παίγνιον è vocabolo attestato a partire da Platone).

Vediamo ora , in breve, alcune caratteristiche linguistiche del testo di Kavafis:

la poesia si apre con la morte dell'amico fedele di Achille (v.1). Il verbo είδαν (aoristo 3 persona plurale di βλέπω. Attenzione alla pronuncia: vlèpo non blèpo come nel greco antico!!) è in dipendenza da σαν (che introduce in questo contesto una proposizione temporale), mentre il soggetto della proposizione temporale si trova al v. 3 τ'άλογα (=i cavalli). In prima posizione troviamo l'accusativo Τον Πάτροκλο da cui dipende il participio σκοτωμένο <σκοτώνω. Al verso 3 abbiamo il verbo άρχισαν (aoristo 3 persona plurale di αρχίζω) che dipende da τ'άλογα . In italiano usiamo l'infinito in espressioni di questo tipo: “cominciare a..”, mentre il greco moderno, poiché è privo dell'infinito, usa, come già è stato detto, il congiuntivo. In questo caso specifico si ha να κλαίνε.

*Si ricordi, invece, che la sintassi antica prevedeva con il verbo ρχω (nel senso di “incominciare”) una costruzione con l'infinito o con il participio predicativo (con i sostantivi il genitivo!!)
Es. ἄρχω μάχης, μύθων= comincio la battaglia (a combattere), comincio il discorso (a parlare).

Si noti che al verso 3 abbiamo un iperbato τ'άλογα...του Αχιλλέως: “i cavalli...di Achille”. La costruzione normale sarebbe άρχισαν τ'άλογα του Αχιλλέως να κλαίνε : “cominciarono i cavalli di Achille a piangere”.
La traduzione italiana dei primi tre versi segue l'originale greco, ma questa dovrebbe essere la costruzione normale:

I cavalli di Achille, come videro Patroclo ucciso,
lui che era valente, forte e giovane,
cominciarono a piangere”.

In greco una struttura del genere:

τ'άλογα του Αχιλλέως σαν είδαν τον Πάτροκλο σκοτωμένο,
που ήταν τόσο ανδρείος, και δυνατός, και νέος,
άρχισαν να κλαίνε

Attenzione al verso 5! για (pron. ya) non regge il genitivo του θανάτου ma, come avviene normalmente nella grammatica del greco moderno, l'accusativo αυτό το έργον. Si tratta, dunque, di anastrofe. L'ordine normale sarebbe: για αυτό (γι' αυτό) το έργον του θανάτου.
A livello linguistico risulta particolarmente importante al verso 9 il vocabolo σάρκα. In pratica, l'antico σάρξ-κός, a partire dall'accusativo σάρκα, è diventato nominativo di un sostantivo appartenente alla declinazione dei nomi femminili in α (in pratica l'antica prima declinazione). Questo fenomeno è una semplicazione linguistica dei parlanti, fenomeno che ben conoscono i giovani studenti di greco antico (ma non solo)!

*Esiste in greco il corrispettivo del nostro modo di dire “carne della mia carne, sangue del mio sangue” : σαρξ εκ της σαρκός μου (si noti l'arcaismo della lingua)

Si pensi anche all'antico γυνή-αικός. Anche qui il greco moderno a partire dall'accusativo γυναῖκα ha prodotto γυναίκα (pron. yinèka) nominativo singolare (declinazione N γυναίκα, G γυναίκας, A γυναίκα, N plur. γυναίκες, G. plur. γυναίκων, A. plur. γυναίκες).
Analogamente, si pensi a N ελπίδα, G ελπίδας, A ελπίδα, N plur. ελπίδες, G. plur. ελπίδων, A. plur. ελπίδες < gr. antico λπίς-ίδος.

Si noti al verso 13 l'aoristo passivo λυπήθη < λυπώ-λυπάμαι < gr. antico λυπέω. Si noti, anche, che il sostantivo antico λύπη è ancora utilizzato nella lingua odierna. Accanto al significato di “tristezza”, “dolore”, “pena”, significa anche “rammarico”, “rincrescimento”, ma anche “compassione”, “pena” e “lutto” (si consideri che anche l'antico πένθος=“lutto”, attestato a partire dai poemi omerici, è conservato in greco moderno!!).
Al verso 15 abbiamo un comparativo avverbiale καλύτερα (da καλός): “meglio” che regge il congiuntivo negativo να μην σας δίναμε. σας è accusativo atono del pronome personale di seconda persona plurale. Qui sotto riporto le forme dei pronomi di prima e seconda persona singolare e plurale:

N εγώ=io εσύ=tu εμείς=noi εσείς=voi
G εμένα-μου εσένα-σου εμάς-μας εσάς-σας
A εμένα εσένα-σε εμάς-μας εσάς-σας

A tal proposito, va ricordato che normalmente gli avverbi di modo del greco moderno escono in α, ma esistono anche forme in ως di derivazione antica.
Nella poesia che avevamo presentato, Troiani, avevamo proprio un avverbio alla fine del componimento: πικρά (=amaramente). Normalmente le due forme sono equivalenti nel significato, tuttavia in alcuni casi esistono nelle differenze:
es. ακριβά significa “a caro prezzo”, mentre ακριβώς esattamente”.

Si noti al v. 14 la forma έπρεπε. Si tratta dell'imperfetto di πρέπω, verbo usato solo alla terza persona singolare e plurale. Regge il congiuntivo.
Si ricordi che la forma del greco antico πρέπει poteva reggere l'infinito con il dativo/accusativo della persona. Al posto dell'infinito si può trovare anche un participio al dativo concordato con il dativo della persona.

Es:
εὔφημον ἦμαρ οὐ πρέπει κακαγγέλῳ γλωσσῃ μιαίνειν Eschl. Ag. 636.
=un giorno fausto non conviene contaminarlo con la lingua di funesto nunzio.
μς πρέπει βουλεύεσθαι Tuc. 1, 86
=a noi conviene consultare.



* In aggiunta alla bibliografia indicata nei precedenti contributi va aggiunto un valido
strumento per lo studio del greco moderno in relazione alla lingua greca antica. Si tratta del Dizionario Greco Moderno-Italiano dell'Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici Roma 1993. Il vocabolario riporta l'etimologia dei lemmi del greco moderno, indicando l'origine antica, se esiste, oppure, informazione altrettanto utile, l'origine medievale. Merita di essere segnalata la premessa (pp. IX-XV) e l'introduzione (pp. XVII-XXIV), e la sintetica trattazione di alcuni aspetti della grammatica neogreca (pronuncia, morfologia del nome e del verbo con un utile elenco dei verbi irregolari).

Commenti

  1. Molto iteressante, ho prelevato delle informazioni a scopo scolastico.
    Molto bravo, ti faccio i miei complimenti :DD

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  2. Vi ringrazio per i complimenti. Potete visitare anche la pagina su facebook dove sono presenti approfondimenti, link, video....Grazie.

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