LA POESIA OMERICA IN KAVAFIS



OMERO IN KAVAFIS

Nei seguenti contributi, collegandomi a quanto è stato detto nel precedente intervento sul neogreco, intendo dedicarmi ad un tema molto interessante: la presenza di episodi omerici nel grande poeta greco Kostantino Kavafis (1863-1933). La scelta di questa tematica mi sembra che sia particolarmente appropriata nel contesto di una discussione sulla lingua e la letteratura greca antica e moderna. Ovviamente, dato che non sono uno specialista di Kavafis, non voglio azzardare interpretazioni critiche né tantomeno proporne delle mie (queste pagine non hanno finalità scientifica!).
Ciò che intendo fare è semplicemente presentare testi del poeta che contengono allusioni e legami con la tradizione dell'epica omerica.
*Il testo che uso per Kavafis è: Kostantino Kavafis, Poesie, Milano 2004 (Supplemento allegato al Corriere della Sera).
Alla pagina XIII di tale volume l'autore della prefazione individua all'interno della produzione di Kavafis tre grandi tematiche che si possono così sintetizzare:
1) Tematiche e motivi legati alle riflessioni esistenziali.
2) Tematiche legate alle passioni della carne ed alla sensualità colta soprattutto nella rievocazione malinconica dell'ardore passato.
3) La poesia di argomento storico, gli episodi dedicati al passato della Grecia classica (si pensi alle Termopili), alla Roma imperiale, all'Alessandria ellenistica ed all'epoca bizantina.
Questa classificazione è molto utile nel momento in cui si vuole sintetizzare le linee essenziali della poesia di Kavafis, ma non va interpretata in senso rigido, dato che una stessa poesia può benissimo contenere diverse tematiche ed ispirazioni.
A tal proposito si pensi alla poesia Troiani (pp. 14-17) dove Kavafis vede nei Troiani cantati da Omero un vero e proprio paradigma esistenziale: ci sforziamo, otteniamo qualche successo, ma c'è sempre un Achille che ci viene addosso per spaventarci e contro il quale dover combattere. Ecco il testo greco (la grafia da me adottata per semplicità rispecchia l'accentazione del greco postmoderno, mentre la traduzione italiana è mia):

Είναι η προσπάθειές μας, των συφοριασμένων·
είναι η προσπάθειές μας σαν των Τρώων.
Κομμάτι κατορθώνουμε· κομμάτι
παίρνουμ' επάνω μας· κι αρχίζουμε
νάχουμε θάρρος και καλές ελπίδες.
Μα πάντα κάτι βγαίνει και μας σταματά.
Ο Αχιλλεύς στην τάφρον εμπροστά μας
βγαίνει και με φωνές μεγάλες μας τρομάζει.
Είναι η προσπάθειές μας σαν των Τρώων.
Θαρρούμε πως με απόφασι και τόλμη
θ'αλλάξουμε της τύχης την καταφορά,
κ'έξω στεκόμεθα ν'αγωνισθούμε.
Αλλ'όταν η μεγάλη κρίσις έλθει,
η τόλμη κ'η απόφασίς μας χάνονται·
ταράττεται η ψυχή μας, παραλύει·
κι ολόγυρα απ' τα τείχη τρέχουμε
ζητώντας να γλυτώσουμε με την φυγή.
Όμως η πτώσις μας είναι βεβαία. Επάνω,
στα τείχη, άρχισεν ήδη ο θρήνος.
Των ημερών μας αναμνήσεις κλαιν κ'αισθήματα.
Πικρά για μας ο Πρίαμος κ' η Εκάβη κλαίνε.

Sono gli sforzi nostri, noi gli sventurati,
sono gli sforzi nostri come quelli dei Troiani.
Un po' ce la facciamo, un po' ci riprendiamo
e cominciamo ad avere coraggio e belle speranze.
Ma sempre qualcosa spunta e ci ferma.
Achille nel fossato davanti a noi
spunta e con voci potenti ci riempie di paura.
Sono gli sforzi nostri come quelli dei Troiani.
Pensiamo che con la decisione e l'ardire
cambieremo della sorte l'assalto
e fuori ce ne stiamo a combattere.
Ma quando arriva il grande giudizio
l'ardire e la decisione ci abbandonano.
La nostra anima è scossa e si paralizza.
Corriamo tutto intorno alle mura,
cercando con la fuga di sfuggire.
La nostra caduta è sicura. Sulle
mura già è iniziato il lamento funebre.
Piangono dei giorni nostri memorie e sentimenti.
Amaramente Priamo ed Ecuba piangono per noi.

Il messaggio di questo testo è molto profondo, dal momento che tratta una condizione esistenziale dell'uomo caratterizzata dalla presenza del dolore, della sofferenza e del disperato tentativo da parte dell'essere umano di non cedere alle avversità. Purtroppo, nonostante i nostri sforzi, c'è sempre qualcosa o qualcuno che prima o poi verrà a sconfiggerci e a farci cadere. Questa condizione è stata assimilata dal poeta greco alla disperata vicenda del popolo troiano narrata da Omero ed in particolare al tragico duello fra Ettore ed Achille sotto le mura di Troia (XXII).
L'epos è diventato simbolo dell'essere umano.

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